La colorita e vivace città di Palermo è riuscita a tenere vive non poche tradizioni e usanze acquisite nel corso dei secoli e frutto spesso delle varie dominazioni cui è stata sottomessa la Sicilia. Tra le tradizioni ancora ben radicate a Palermo bisogna citare quella dei Mercati Storici, veri scorci di vita senza tempo nei quali è possibile respirare l’atmosfera dei Suk Arabi o la calda musicalità di un Mercado Spagnolo. Tra i diversi mercati storici di Palermo il più celebre è certamente quello della Vucciria, esaltato e promosso dalle belle tele del pittore Renato Guttuso.
La Vucciria è uno dei mercati più antichi e popolari della città situato, come gli altri, nel centro storico fra il Corso Vittorio Emanuele (una volta Cassaro e poi Toledo), la via Roma, Piazza San Domenico fino alla Cala. Disseminato da negozi e bancarelle di ogni tipo, era uno degli itinerari del mangiare di strada: “stigghiuola”, “frittola”, “quarume”, “pani cà mieusa schietta o maritata” accompagnato dalla classica “abbanniata”: “vassa trasi ca cià cuonsu, a vuoli schietta o maritata?” per poi finire nelle taverne a gustare il vino passito che tanto bene accompagnava quelle pietanza.
Per completare il percorso potevi gustare la “brioscia” con la panna al panificio Cimino, o ancora alla pasticceria D’Aleo dove potevi gustare tutte le specialità della pasticceria palermitana. Una citazione speciale meritano il Dottore del Brodo, specialista di bolliti misti di carne, patate in umido con prezzemolo e zafferano e lo storico ristorante Shanghai, meta dei vicini bancari del Banco di Sicilia o della Cassa di Risparmio V.E.
Vucciria rievoca il termine francese “boucherie” (macelleria-macellazione) trasformato in Bucciria. La Bucciria Grande (così veniva chiamata per distinguerla dagli altri mercati meno importanti) in origine era riservata alla macellazione, alla vendita dei pesci e della frutta e verdura.
Nel territorio troviamo ancora oggi, nell’omonima piazza, la fontana del Garraffello, caratterizzata da “setti cannola” (sette cannule dalle quali scorre l’acaua). I venditori, che anticamente operavano in questa piazza, “abbanniavano” (reclamizzavano) la zucca rossa fritta preparata in agrodolce gridando “u ficatu ri setti cannola” (il fegato dei sette rubinetti). Allegoria, tutta palermitana, riferita al fatto che questa pietanza era rivolta a chi, non potendo comprare il fegato, si accontentava di questa simulazione.
È certo, a ogni buon conto, che è diventato uno dei piatti più rappresentativi della cucina palermitana per il suo sapore agrodolce raggiunto con l’accostamento dello zucchero con l’aceto. In questo mercato molto particolare, è facile imbattersi nelle più svariate e colorite forme di commercio; dal venditore di olive ai fruttivendoli, dai pescivendoli, alle carnezzerie (macellerie) antiche quanto il mercato stesso e a quant’altro di commestibile si può trovare in un mercato popolare.
Ricordiamo infine che vucciria in siciliano significa confusione, che si addice alla perfezione al folclore del mercato. Ognuno reclamizza la sua merce ad alta voce creando l’effetto confusione caratteristico della di questo mercato che oggi è divenuto soprattutto un luogo per turisti in cerca di scampoli di storia che scaturiscono da ogni angolo del mercato.


